PROTESICA

CHIRURGIA PROTESICA 


In alcuni casi, come nelle patologie degenerative in fase avanzata (caratterizzate da dolore, rigidità articolare e difficoltà nel movimento), la sostituzione protesica dell’articolazione danneggiata può rappresentare la soluzione migliore per ridurre il dolore e ripristinare la funzionalità articolare. Oggi una patologia artrosica può essere recuperata con il completo ritorno alle normali attività della vita quotidiana.

Protesica dell’Anca

 


L’intervento di protesizzazione dell’anca si è diffuso in tutto il mondo a partire dagli anni Sessanta. Tentativi precedenti di sostituire questa articolazione una volta usurata da processi degenerativi (coxartrosi) avevano dato risultati alterni e spesso infruttuosi. Materiali e tecniche operatorie in continua evoluzione, con impianti sempre più stabili, duraturi nel tempo e meglio integrati biologicamente e biomeccanicamente con l’osso, consentono oggi di effettuare l’intervento in sicurezza e con notevole risparmio delle strutture anatomiche.

Le indicazioni si sono ampliate, l’età media dei pazienti da sottoporre all’intervento ridotta, le aspettative di vita notevolmente incrementate. Obiettivi della protesizzazione sono ottenere una “nuova anca” stabile, non dolente, con una buona mobilità che possa ripristinare l’autonomia del paziente nello svolgere le attività quotidiane, soprattutto senza dolore e senza lo spettro di una “mobilizzazione” precoce (fallimento biologico dell’impianto), come negli impianti di una volta.

La sostituzione totale (artroprotesi) prevede di intervenire su entrambe le componenti articolari, femorale e acetabolare. La sostituzione parziale (endoprotesi) non prevede l’impianto della componente acetabolare e viene effettuata nelle fratture sottocapitate del collo del femore in pazienti di età superiore ai 70 anni. La revisione (riprotesizzazione) prevede la sostituzione della protesi in caso di mobilizzazione “settica o asettica” di un precedente impianto.

La protesi d’anca è costituita da alcuni elementi che sostituiscono funzionalmente le componenti acetabolare e femorale dell’articolazione fisiologica – il cotile e lo stelo metallico – che possono essere “fissati” all’osso utilizzando il “cemento” (protesi cementata) o più spesso, “impattando” (press fit) le componenti protesiche nella sede opportunamente preparata senza l’utilizzo di cemento (protesi non cementate). Queste ultime sono in genere realizzate in titanio e presentano una superficie porosa o rivestita di idrossiapatite, per favorire la crescita di tessuto osseo ad avvolgere la protesi. La qualità dell’osso, la morfologia femorale e acetabolare, l’età del paziente e le sue condizioni cliniche indirizzano la scelta del sistema protesico e del mezzo di fissazione.

Oggi la protesi d’anca permette un recupero eccellente in termini di qualità di vita e di durata dell’impianto (90% a 10 anni e 75% a 15 anni).

Prima dell’intervento

  • Perdere il peso in eccesso per evitare il sovraccarico dell’anca operata e del lato sano durante il recupero.
  • Smettere di fumare (per ridurre i problemi respiratori durante e dopo l’anestesia).
  • Controllare la presenza di eventuali infezioni latenti (ascessi dentari, cistiti, ecc.).
  • Sospendere 3-5 giorni prima dell’intervento l’assunzione di farmaci antiaggreganti.
  • Non mangiare né bere dalla mezzanotte prima dell’intervento.

Se possibile, nel mese precedente l’intervento, al paziente verrà prelevato del sangue (predepositi) da utilizzare come auto-trasfusione dopo l’intervento; nell’immediato pre-operatorio verranno somministrati i farmaci necessari alla profilassi antibiotica e alla prevenzione delle tromboembolie periferiche.

Dopo l’intervento

  • In genere dopo l’intervento sono necessarie delle emotrasfusioni: verranno utilizzati il sangue del recupero intraoperatorio, le sacche per autotrasfusione o sangue dell’emoteca.
  • Dopo l’impianto della protesi sono necessari alcuni giorni di riposo a letto.
  • È raccomandato l’uso delle calze elastiche per prevenire l’insorgenza di problemi circolatori.
  • In seconda giornata mobilizzazione e posizione seduta sul letto o in carrozzina.
  • Dalla terza giornata è possibile, secondo le condizioni cliniche del paziente, riprendere la stazione eretta e iniziare il programma di recupero della deambulazione con il fisioterapista.
  • Si inizia a camminare con l’ausilio di bastoni canadesi.
  • Usare sempre le stampelle fino a quando, nei controlli successivi, non si è autorizzati ad abbandonarle (è molto importante per non sovraccaricare l’anca operata).
  • Dormire in posizione supina (a pancia in su).
  • Calzare scarpe con tacco basso.
  • Eliminare tutto ciò che può intralciare o rendere insicuro il cammino (per esempio, tappeti).
  • Utilizzare un sedile per la vasca e un rialzo per il WC.
  • Non chinarsi a raccogliere oggetti a terra con il ginocchio dell’arto operato esteso.
  • Non chinarsi in avanti quando si è seduti.
  • Non accavallare le gambe.
  • Non sedersi su sedili bassi con l’anca eccessivamente flessa.

Protesica del Ginocchio

 


Nonostante un’evoluzione più recente, gli impianti di ginocchio attualmente disponibili hanno un successo e una durata maggiore rispetto alle protesi d’anca.

Le protesi monocompartimentali prevedono la sostituzione di un solo versante articolare o di parte di esso (condilo femorale laterale, condilo femorale mediale, emipiatto tibiale ecc.). Le protesi totali o tricompartimentali prevedono la sostituzione della componente femorale, tibiale e rotulea.

Le strutture legamentose proprie del ginocchio possono essere conservate quando in buone condizioni, o sostituite a seconda del grado di lassità fino ad arrivare a una protesi semivincolata o vincolata a cerniera, nei gravi casi di lesione complessa articolare e legamentosa.

La maggior parte dei modelli sono non cementati o impiegano una minima quantità di cemento, la mobilizzazione asettica dell’impianto protesico è tuttavia un’evenienza più rara rispetto a quella dell’anca.

L’indicazione all’intervento chirurgico di protesi di ginocchio sono l’artrosi, in particolare il ginocchio varo artrosico, e i processi degenerativi nei gravi esiti di fratture articolari dei condili femorali o del piatto tibiale.

La via chirurgica è anteriore inizia al di sopra della rotula e si estende distalmente fino alla tuberosità tibiale. L’intervento chirurgico viene eseguito con una fascia ischemica posta intorno alla coscia che riduce sensibilmente il sanguinamento.

Entro venti giorni dopo l’intervento il paziente è in grado di camminare con due stampelle che poi abbandona progressivamente.

Dopo l’intervento

  • Seguire le istruzioni del medico e del fisioterapista.
  • Effettuare quotidianamente gli esercizi indicati dal fisioterapista.
  • Usare sempre le stampelle fino a quando non si è autorizzati ad abbandonarle (è molto importante per non sovraccaricare la gamba operata).
  • Calzare scarpe comode e con suola antiscivolo.
  • Eliminare tutto ciò che può intralciare o rendere insicuro il cammino (per esempio, tappeti).
  • Utilizzare un sedile per la vasca e un rialzo per il WC.

Protesica della Spalla

 


La spalla ha una capacità unica di movimento frutto dell’azione sinergica di varie componenti articolari e delle parti molli che la circondano (legamenti, tendini e muscoli). La complessità di tale articolazione ha permesso solo di recente il raggiungimento di buoni risultati nella sostituzione protesica.

Quando si programma una protesi di spalla occorre effettuare un’attenta valutazione dei rapporti articolari, dell’integrità della capsula articolare e delle strutture muscolari (in particolare, cuffia dei rotatori e deltoide), nonché una valutazione del paziente e della sua disponibilità a collaborare in fase di riabilitazione. A seconda della condizione della situazione specifica, possono essere utilizzate diverse tipologie di protesi.

La necessità di una protesi totale non è frequente come quella di un’anca o di un ginocchio, sebbene molte artropatie, ciascuna con caratteristiche diverse, possano portare a una degenerazione dell’articolazione scapolo-omerale (artrosi post-traumatica, artrosi secondaria a lesione della cuffia dei rotatori, artrite reumatoide ecc).

I modelli di protesi proposti sono diversi. Le protesi non vincolate (le più utilizzate) necessitano, per rimanere in sede, di un’accurata ricostruzione e integrità delle parti molli, sono cementate ma in genere non presentano fenomeni di mobilizzazione asettica. Quelle vincolate hanno maggiore stabilità e possono essere utilizzate quando coesistono lesioni delle parti molli, ma l’incidenza di mobilizzazione asettica è maggiore.

Un’altra opzione è rappresentata dalla protesica inversa, una procedura veloce che permette un recupero funzionale precoce con il ritorno alla normale quotidianità in circa 2 mesi e un’immobilità pressoché assente: dopo 15 giorni di tutela (con la possibilità di muovere il braccio dal gomito alla mano) inizia la fase di rieducazione motoria, che porta a un completo recupero della mobilità dell’articolazione a 45 giorni dall’intervento.

L’indicazione principale all’artroprotesi di spalla è il dolore da incongruenza articolare che non risponde al trattamento conservativo (riposo, antinfiammatori o limitate infiltrazioni intra-articolari); la riduzione del range di movimento rappresenta un’indicazione meno frequente per la sostituzione protesica, poiché il recupero del movimento attivo è meno prevedibile del miglioramento del sintomo dolore.

La riabilitazione per un completo recupero può raggiungere i tre mesi.

Dopo l’intervento

  • Seguire le istruzioni del medico e del fisioterapista.
  • Effettuare quotidianamente gli esercizi indicati dal fisioterapista.
  • Non sollevare nulla con il braccio operato.
  • Non superare il raggio di movimento indicato dall’ortopedico.
  • Non svolgere attività domestiche (lavare, spazzare ecc.) con il braccio operato.
  • Non appoggiarsi sul braccio operato per alzarsi dal letto o da divano, sedia ecc.
  • Eliminare tutto ciò che può intralciare il cammino in modo da evitare possibili cadute.
  • Non indossare indumenti troppo stretti per evitare di creare pressione sull’incisione chirurgica.

Chirurgia di Revisione

 

La chirurgia di revisione è oggi, dopo 20 anni di intensa protesizzazione, il leitmotiv della chirurgia articolare maggiore in ortopedia. L’usura delle componenti protesiche e i rari processi infettivi (0,2% annuo) rendono infatti necessaria la revisione dell’impianto primario (in media dopo 15 anni) anche quando è ben posizionato e integrato.

La revisione costituisce sempre un arduo problema da risolvere per i difetti ossei e di stabilità legati ai processi di mobilizzazione della protesi.
Ogni intervento di revisione va studiato a sé e non è possibile una standardizzazione come nell’impianto primario: la programmazione e i componenti protesici vanno scelti con l’obiettivo di raggiungere il migliore risultato possibile per il singolo paziente.

É comunque e sempre una chirurgia di salvataggio che spesso conferisce risultati molto buoni con riprese funzionali eccellenti.

Chirurgia PROTESICA GPS-GUIDATA

 

Nell’ambito delle nuove tecnologie è ora possibile eseguire un impianto protesico con massima precisione, grazie all’ausilio di un sistema computerizzato denominato GPS (acronimo di Guide Personalized Surgery).

Sulla base dei dati forniti dalla tomografia computerizzata (TAC) e trasferiti al computer, un software è in grado di ricostruire in 3D l’anatomia del paziente consentendo di verificare se l’impianto può essere effettuato più o meno correttamente, di valutare la quantità di osso da eliminare e determinare la tipologia di protesi da utilizzare specificamente in quel paziente, ottimizzando così il posizionamento dell’impianto protesico.

Il programma consente dunque, prima dell’intervento, di studiare e simulare al computer ciascun singolo caso e, durante l’intervento, di sorvegliare tutto l’iter di posizionamento della protesi attraverso le immagini 3D fornite da sensori. In pratica, proprio come nel caso del navigatore dell’automobile, viene fornita in tempo reale la posizione esatta dell’impianto protesico da impiantare; questo consente di guidare il chirurgo affinché le componenti protesiche siano impiantate nella posizione più appropriata, riducendo al minimo la possibilità di errori e il rischio di complicanze.

CONTATTAMI

Privacy

Info Commerciali

9 + 13 =